
Le donne umane e gli animali non umani: oggetti di oppressione, soggetti di liberazione.
Racconto e foto della nostra partecipazione al corteo contro la violenza maschile sulle donne.
(Se ti riconosci nelle foto e preferisci non comparire, scrivici!)
È sabato 22 novembre. Per oggi si è organizzato il corteo contro la violenza sulle donne. Arrivo alle 14 in punto a piazza Esedra. Non trascorre troppo tempo e riesco ad individuare 2 camioncini con il poster della manifestazione e intorno ad essi le manifestanti.

Mi incontro con alcune amiche e ci dividiamo i volantini con il comunicato di donnEanimali che abbiamo preparato per il corteo: noi 5 siamo la presenza animalista dichiarata di questo corteo.
Ci diamo da fare a distribuire i volantini e così cominciamo a parlare con le altre, le altre che hanno altri volantini, quelle con cartelloni e striscioni e poi... si vedono disegni del simbolo della donna sulla guancia, parrucche e cappelli, treccine, colori e nastri tra i capelli. Molte donne sorridono, altre ballano, alcune invece sono serie e fiere e altre ancora impugnano il megafono e lanciano le loro parole nella piazza che nel frattempo si è riempita di più!
È un numero minore di quello che avevo previsto, ma sento intorno a me tanta energia. Quindi impugno la mia arma e inizio a scattare fotografie. Inizio a fotografare i volti. Mi piace e continuo a farlo.
Rispetto la volontà di alcune donne di non essere fotografate. Lo faccio con un po' di rammarico: i loro volti e i loro colori sono così belli!!

Il corteo si inizia a muovere, musica e slogan si fondono in una voce possente: poche ma buone inizio a pensare. Si cammina e si balla e c'è un momento di commozione quando si sente la voce di Miriam Makeba cantare Pata Pata.
Gli slogan contro il patriarcato, contro questa società maschilista, contro le tante forme di violenza che le donne subiscono, vengono urlati con enfasi sempre maggiore; all'improvviso ascolto una parola quasi dimenticata: sorellanza!
Sembra una parola appartenente ad un passato lontano!

Il nostro volantino animalista viene apprezzato, salvo per poche eccezioni. In particolar modo viene apprezzato dalle giovanissime del corteo che chiedono di poter avere un adesivo del simbolo che abbiamo scelto ed elaborato: «È fichissimo!!» ci dicono. Si lo è! Per noi almeno!
L'energia cresce, le voci sono forti e il corteo scivola sulle vie di Roma.
«La crisi non vogliamo pagarla noi!» si urla, come lo urlano gli studenti negli atenei, coscienti del fatto che siamo sempre noi donne a pagare di più quando ogni crisi viene dichiarata.

Non siamo tante, ma ci facciamo sentire, specie quando si arriva a piazza Venezia dove un cordone di poliziotti veglia sul milite ignoto! «Quanta polizia... ma non eravamo il sesso debole?» commenta Anita, la mia amica animalista, e scoppia una risata!
Proseguiamo tra chiacchere, slogan e canzoni, scambiandoci commenti e numeri di telefono con il proposito di collaborare insieme ad altre iniziative... e capisco che pur non tantissime, noi siamo qui per continuare una lotta che non si è mai fermata e che, nonostante i tempi bui, non si fermerà nemmeno ora: crisi o non crisi!
Siamo donne di tutti i colori, età e culture.
Siamo qui perché vogliamo esserci e perché crediamo che sia importante dirlo in piazza. Ed oggi tra le tante parole urlate, una in particolare mi ha colpito facendomi capire che in essa c'è la via da seguire: la sorellanza!









