donnEanimalifoto

Le donne umane e gli animali non umani: oggetti di oppressione, soggetti di liberazione.

Ultimi aggiornamenti

(17-11-2008)

Comunicato per il 22 novembre 2008: «Nessuno è schiavo per natura»

Val Plumwood, «Essere preda»

Attualità

20 novembre, Tradate (VA):

Proiezione del documentario Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi

22 novembre, Roma:

Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne

29 e 30 novembre, Tradate (VA)

Laboratorio di scrittura creativa, con Mia Parissi

16 maggio 2009, Milano e Lione:

Banner Veggie Pride

No, avremo delle carenze!

Lisa

Testimonianza tratta dal libro Végétari'elles. Traduzione: Ery.

l

Un giorno, mi hai detto: «diventiamo vegetariani»; eri tutto impregnato delle tue letture di Théodore Monod e già seguivi i suoi passi. Immersa nei miei libri di medicina, sommersa dai miei propri dubbi, ti ho risposto seccamente: «no, avremo delle carenze». Non me ne hai più riparlato...

Un giorno, la liberazione è arrivata per me: finita la preparazione per gli esami che ti tengono in gabbia. Miei i pomeriggi di libertà sotto il sole, a gironzolare e a riallacciarmi serenamente al pensiero... E camminando in mezzo ai libri, mi sono ritrovata naso a naso con «I vegetariani, ragioni e sentimenti» di André Méry. Mi sono allora ricordata delle tue parole. Dopo aver letto una decina di pagine, ti ho detto: «Va bene, occorrerà annunciarlo: siamo vegetariani; mi informerò per non avere carenze».

Abbiamo fatto il passo senza alcuna difficoltà. Quest'idea ben presente dentro te per via delle tue letture, era in me da quando ero piccola, senza riconoscerla. In particolare dal giorno in cui ho visto uccidere il maiale. Da ragazzina, non ho mai potuto fare del male a qualunque forma di vita che fosse. Quel libro mi ha svegliato e abbiamo trovato la coerenza nel nostro modo di agire e pensare.

All'inizio, spiegavo che eravamo vegetariani perché pensavamo che le nostre azioni condizionino la nostra società. Non volevamo sostenere questa produzione di morte animale. Non volevamo partecipare alla fame nel sud (la produzione di carne è uno spreco di paesi ricchi a spese dei paesi mantenuti nella povertà). Poi tu hai letto i Cahiers antispécistes e, questa volta, me ne hai parlato, ed ora dico che la prima ragione è il rifiuto della sofferenza per qualsiasi forma di vita. La carne, il pesce, i crostacei, nulla di ciò mi manca, alla luce di questo scrupolo.

Mi incanto ancora ad osservare ogni forma di vita. A quelli che vogliono disorientarmi dicendo «e le piante allora...?» c'è per risposta il disprezzo con il sorriso ed il ricordare che una pianta non ha il sistema nervoso dell'animale.

Un giorno ho fatto, come medico, la scelta di dedicare del tempo per alleviare un po', curare a volte, ascoltare sempre. Essere vegetariana mi rafforza nel mio benessere psichico e fisico. Grazie, mio uomo!