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Le donne umane e gli animali non umani: oggetti di oppressione, soggetti di liberazione.

Ultimi aggiornamenti

(17-11-2008)

Comunicato per il 22 novembre 2008: «Nessuno è schiavo per natura»

Val Plumwood, «Essere preda»

Attualità

20 novembre, Tradate (VA):

Proiezione del documentario Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi

22 novembre, Roma:

Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne

29 e 30 novembre, Tradate (VA)

Laboratorio di scrittura creativa, con Mia Parissi

16 maggio 2009, Milano e Lione:

Banner Veggie Pride

Un sussulto di coscienza

Clotilde

Testimonianza tratta dal libro Végétari'elles. Traduzione: Ery.

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Nel 1995, sono diventata vegetariana in seguito all’incontro con una ragazza che mi ha fatto prendere coscienza che ciò che chiamavo carne era, puramente e semplicemente, della carne morta. Non posso dire che prima non lo sapessi, ma è come se avessi avuto due informazioni che fino ad allora non si erano mai scontrate. Occorre anche dire che è in quel momento che ho appreso che gli animali (non umani) avevano, come gli umani, terminazioni nervose; ciò significa che le loro sofferenze fisiche sono totalmente simili alle nostre. Sconvolgente... Non mi è servito più di questo per decidere di smettere di mangiare la carne e i suoi derivati. Ho aspettato un po' prima di eliminare anche il pesce morto dai miei pasti visto che, vivendo ancora dai miei genitori, la mia decisione generava allo stesso tempo timori e domande; procedevo dunque lentamente. Anche i pesci sono forniti di terminazioni nervose!

In parallelo con il mio nuovo regime alimentare, ho letto o ascoltato molto su tutto ciò che riguarda lo sfruttamento animale (Peter Singer, ad esempio) e ciò che riguarda direttamente l'alimentazione vegetariana. Infatti, benché la mia scelta non sia, in nessun caso, dovuta ad un capriccio dietetico, mi sembra decisamente necessario sapere ciò che ogni alimento ci apporta sopratutto in vitamine e proteine. Del resto, ho fatto il passo credendo che il vegetarismo richiedesse più attenzione per evitare le carenze; oggi non lo credo più. La gente che mangia animali morti si crede al riparo da carenze anche se mangia in modo squilibrato, cosa che è, ovviamente, completamente falsa. Il regime alimentare vegetariano comprende assolutamente tutto ciò di cui gli esseri umani hanno bisogno. Penso che basti, semplicemente, variare con altri alimenti che spesso non si conoscono quando si mangia carne e pesce: la soia ed i suoi derivati, o il glutine, ad esempio.

In breve, non ho voglia di appesantirmi con queste storie di dietetica che sono, certamente, importanti, ma non essenziali. L'essenziale risiede nell'abolizione dello sfruttamento degli animali, che siano umani o non umani. Inscrivo dunque il mio vegetarismo sotto un punto di vista più globale di quello dell'alimentazione. Infatti, mano a mano, ho allargato il mio vegetarismo al veganismo. Mi sembrava illogico rifiutare la macellazione di animali ma accettare il loro sfruttamento. I prodotti lattiero-caseari e le uova sono il risultato di anni di sofferenze (stress, mutilazioni, sovrappopolazione, etc.) per questi animali che sono stati ridotti allo stato di oggetti produttivi. Quando non producono più, ci si sbarazza di loro. E ciò mi fa sussultare quando mi si viene a parlare di quei buoni allevatori che, loro, «amano i loro animali e li trattano come si deve»; questa visione romantica è ben lontana dalla realtà...

Senza parlare degli allevamenti industriali che raccolgono, al loro interno, le atrocità peggiori, anche le aziende agricole tradizionali funzionano sul rendimento e, come le loro sorelle maggiori, hanno animali soltanto per ciò che producono. Le mucche danno latte soltanto perché hanno avuto un vitello e per farlo, le si insemina artificialmente; e che cosa si fa del vitello? Dire che si rende servizio alle mucche mungendole rivela dunque un'ipocrisia totale e malsana. Non si mungono le mucche per rendere loro servizio, visto che le si manipola affinché ci diano il latte! Sulla sorte che questi «cari umani» riservano agli animali d'allevamento, esiste un buon numero di articoli e di reportage molto espliciti. Sta a voi informarvi un po'.

Potrei scrivere pagine e pagine su quest'argomento, ma perché ciò sarebbe necessario? Il solo fatto di prendere coscienza che ogni animale vivente soffre alla stregua di un essere umano deve bastare a far rinunciare a tutta questa barbarie che è lo sfruttamento animale. Possiamo vivere senza nutrirci di queste sofferenze e di queste morti a catena. In ogni caso, se l'umanità persiste per questa strada, la sua sola reale motivazione si riassume in queste frasi sentite così spesso: «mi piace troppo la carne», «mi piace troppo il formaggio».

Nulla di più, nulla di meno, che una questione di gusto. Una grande soddisfazione, certamente, ma a quale prezzo? Gli animali sono nell'incapacità di esprimere a parole ciò che sentono, dunque non sentono nulla; tale è il postulato di milioni di ignoranti. Ma c'è di peggio: quelle e quelli che sanno, ma preferiscono dimenticare... L'impegno vegano è efficace e non fa correre alcun rischio. Non prende tempo e non è dunque un ostacolo alle altre lotte di cui ha bisogno questo vecchio mondo per fare scomparire tante sofferenze sistematizzate, altrettanto ignobili sia le une che le altre. Non c'è priorità in questo settore, poiché siamo tutte e tutti, umani e non, uguali dinanzi alla sofferenza.