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Le donne umane e gli animali non umani: oggetti di oppressione, soggetti di liberazione.

Ultimi aggiornamenti

(17-11-2008)

Comunicato per il 22 novembre 2008: «Nessuno è schiavo per natura»

Val Plumwood, «Essere preda»

Attualità

20 novembre, Tradate (VA):

Proiezione del documentario Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi

22 novembre, Roma:

Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne

29 e 30 novembre, Tradate (VA)

Laboratorio di scrittura creativa, con Mia Parissi

16 maggio 2009, Milano e Lione:

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«E se l'umano valesse quanto l'uomo?» Antisessismo e antispecismo: resoconto di un dominante

Yves Bonnardel

Questo articolo è apparso nella raccolta di articoli Nouvelles approches des hommes et du masculin, a cura di Nicky Le Feuvre e Daniel Welzer-Lang, edizioni Presses universitaires du Mirail, 2000. Non ha suscitato molte reazioni; in esso sostengo, ma in modo molto meno dettagliato di quanto l'argomento meriterebbe, che le determinanti identitarie (le poste in gioco del dominio) sono forse altrettanto importanti delle determinanti materiali (le poste in gioco dello sfruttamento) nel mantenimento delle oppressioni. YB

Traduzione: Agnese Pignataro

Il testo integrale dell'articolo (in francese) è consultabile qui.

Sintesi:

Sono «pro-femminista» e «antispecista»: partendo da una condizione di uomo, mi batto contro il sessismo; partendo da una condizione di umano, lotto contro lo specismo.

E scopro dei parallelismi. La visione che abbiamo degli animali e quella che abbiamo delle donne è simile: come una volta gli schiavi, essi ed esse sono compresi come corpi. Le donne come corpi sessuali, gli animali come corpi di carne. L'umano si percepisce come possessore di un corpo, e vede l'animale come essente un corpo; l'uomo si percepisce come possessore di un corpo (in particolare, possessore di un sesso, di cui gode), e vede la donna come essente un corpo, più specificamente essente un sesso. Animali e donne, in quanto posseduti dai loro istinti, sono oggetti di appropriazione attraverso il loro corpo o il loro utero. Uomini ed umani, in quanto possessori e padroni del proprio corpo, sono proprietari di se stessi e di tutto il resto.

La consumazione sessuale del corpo delle donne segna tradizionalmente la loro appropriazione da parte di un uomo. Questa strumentalizzazione del corpo (che può passare attraverso la violenza sessuale o l'uccisione) segna la distinzione, la differenza di valore, tra uomini e donne. Nello stesso modo, mangiare un animale è utilizzarlo in senso assoluto: non c'è via più radicale per negare il suo valore, e non c'è via più efficace per affermare il nostro. Pensiamo all'orrore che suscita l'antropofagia...

Il corpo è il simbolo della materialità e della naturalità, e nella civiltà che oppone il corpo allo spirito, la carne all'anima e la Natura all'Umanità, utilizzare qualcuno come corpo resta un modo fondamentale di svalutarlo. Il simbolo principale del dominio degli uomini passa per la sessualità. Parallelamente, il simbolo principale del nostro dominio sugli altri animali consiste nella pratica di mangiarli. Di usare la loro individualità non come corpo-sesso ma come corpo-carne, come semplice materia. Per i dominanti, si tratta di simboli. Per i dominati, di sofferenza e morte.

Gli uomini pongono se stessi come individui che hanno un valore, in contrapposizione alle donne, disprezzate; nello stesso modo, gli umani pongono se stessi in contrapposizione agli animali. Queste identità sono fondamentalmente basate sul dominio e la strumentalizzazione degli altri. Per senso di giustizia, dobbiamo rimettere in questione le nostre identità più fondamentali: di uomini e di umani.