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Le donne umane e gli animali non umani: oggetti di oppressione, soggetti di liberazione.

Ultimi aggiornamenti

(17-11-2008)

Comunicato per il 22 novembre 2008: «Nessuno è schiavo per natura»

Val Plumwood, «Essere preda»

Attualità

20 novembre, Tradate (VA):

Proiezione del documentario Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi

22 novembre, Roma:

Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne

29 e 30 novembre, Tradate (VA)

Laboratorio di scrittura creativa, con Mia Parissi

16 maggio 2009, Milano e Lione:

Banner Veggie Pride

«Perché siamo per la libertà di abortire»

Fédération antispéciste

Volantino stampato in 15.000 esemplari alla fine degli anni '90 dalla Federazione Antispecista.

Traduzione: Marco Reggio.

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Ciò che in realtà ha davvero importanza sono gli interessi reali, concreti, degli individui reali... e di questo non si parla mai apertamente.

Un aborto riguarda a priori due esseri: l'embrione, e la donna che lo porta in sé. Ma possiamo di fatto dire che l'embrione abbia un qualunque interesse verso una qualunque cosa? È quasi certo che non è sensibile, né al dolore né al piacere, né ad alcuna altra esperienza, durante la prima metà della gestazione – 18 settimane! – per via dell'assenza e poi dell'immaturità del suo sistema nervoso (i neuroni non conducono ancora gli stimoli). Non prova quindi dolore o gioia, paura o speranza, e allora non vediamo affatto in che cosa dovremmo considerarlo moralmente come più rilevante di una pianta, un sassolino o un* uman* in coma irreversibile.

La donna – lei sì – possiede un gran numero di interessi in questa faccenda, i quali soltanto dovranno essere tenuti in considerazione – compreso naturalmente quello a non soffrire per l'intervento. Un aborto, dunque, sotto l'aspetto morale non è altro che una semplice contraccezione tardiva – fino al termine delle diciotto settimane.

Malgrado ciò, la legge francese non consente l'aborto oltre la dodicesima settimana. La «protezione» accordata dopo questo termine a un essere che non prova nulla e non ha mai provato nulla è completamente assurda. Fino a diciotto settimane, l'aborto riguarda solo la donna, e noi dobbiamo esigere che sia autorizzato liberamente senza restrizioni o dissuasione.

In contrapposizione a questo ragionamento semplice e logico (e che potrebbe essere più dettagliato), che cosa troviamo? Troviamo un'ideologia che spinge a cavillare all'infinito per sapere se un embrione è un essere umano o no, facendo derivare dal suo carattere pienamente umano o non umano delle posizioni morali senza paragone; riconosciuto come umano da alcun*, la sua vita diventa sacra, intoccabile, indipendentemente dai suoi interessi (e persino dall'assenza di interessi) in gioco. Non riconosciuto come umano da altri, peraltro, non viene posta la questione dei suoi interessi eventuali. Sempre per giungere alla conclusione di cui sopra.

È tutto o niente. Umano o non umano. Sacro o privo di ogni valore.

È questa «logica» che fa corrispondere all'etichetta «umano» un rispetto religioso, che rende l'aborto un problema – logica che è poi utilizzata da forze reazionarie (integralisti cattolici ed estrema destra) per attaccare le donne nella libera disponibilità dei loro corpi e delle loro vite e per imporre nuovamente loro un ruolo di sposa-madre. (Non è un caso che costoro non abbiano mai rimesso in discussione il dominio maschile, né abbiano mai ammesso mezzi di contraccezione che non fossero «naturali» come... l'astinenza sessuale prematrimoniale! Pertanto, ecco quello che farebbe chiunque si curasse degli interessi reali degli individui concreti: e sono le femministe a farlo, non gli anti-abortisti).

Ed è anche questa stessa «logica» di sacralizzazione dell'umanità che legittima il totale disprezzo degli interessi degli esseri senzienti non umani, e il loro sfruttamento senza pietà (o con pietà) per la carne, la sperimentazione, ecc..

Abbiamo dunque una situazione assurda e atroce, in cui la stessa ideologia vuole che una cosa vivente che non prova nulla, ma che è classificata come umana, veda la sua vita sacralizzata, quando un qualsiasi essere senziente, purché non umano, viene trattato senza alcuna considerazione per i suoi interessi e viene, per esempio, ucciso per il solo piacere di mangiarlo!

Sono gli interessi reali, concreti, degli individui senzienti che devono contare, e non la loro appartenenza a categorie più o meno ben fondate, come la razza, il sesso, l'età o la specie...

La nostra civiltà si proclama laica, ma con la sacralità conferita all'idea di umanità ci si trova continuamente di fronte a forme di pensiero che rimangono tipicamente religiose e che impediscono troppo spesso ogni riflessione razionale. Rivolti verso il cielo, contempliamo delle idee metafisiche, delle essenze (l'umanità, per esempio), e non guardiamo più dove camminiamo...

Mentre sezioniamo senza tregua l'umanità o la non umanità degli individui, calpestiamo molto concretamente i loro interessi.

Questo è dunque un appello a tornare con i piedi per terra.

Per la libertà di abortire, gratuitamente, fino a 18 settimane.

Contro tutte le discriminazioni nei confronti degli umani e dei non umani.