
Le donne umane e gli animali non umani: oggetti di oppressione, soggetti di liberazione.
(17-11-2008)
Comunicato per il 22 novembre 2008: «Nessuno è schiavo per natura»
Val Plumwood, «Essere preda»
Proiezione del documentario Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi
Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne
Laboratorio di scrittura creativa, con Mia Parissi
Molte donne si prendono cura di animali non umani; tra di loro, numerose sono quelle che intraprendono la militanza politica contro lo sfruttamento animale e diventano quindi vegetariane e vegane. Eppure, il pensiero femminista, forse più interessato a negare il legame tra donne ed animali stabilito dal patriarcato che a comprenderlo, dedica ben poca attenzione all'oppressione degli animali non umani.
D'altra parte, molti fra coloro che militano contro lo sfruttamento degli animali non umani si dicono «antisessisti», ritenendo che il rispetto degli animali non umani comporti necessariamente il rispetto degli animali umani. Eppure, al di là di questo riconoscimento di forma, il pensiero animalista, forse più interessato a seguire astratte teorie etiche che a comprendere le concrete condizioni dell'oppressione, di fatto si interessa ben poco alle donne e mostra spesso le stesse difficoltà che hanno altri movimenti politici nel concedere loro la parola.
La relazione tra la condizione delle donne e quella degli animali non umani, tanto come oggetti di oppressione che come soggetti di liberazione, non è ancora perfettamente chiara, ma diverse intuizioni sono state proposte. Scopo di questo sito è riunire i contributi già disponibili ed incoraggiarne di nuovi, per trasformare una questione finora rimasta confusa e marginale in argomento da dibattere apertamente e seriamente, attraverso storie personali e riflessioni politiche, analisi teoriche ed esperienze artistiche.
Il nome di questo sito, «donnEanimali», vuole evocare non solo il rapporto tra le donne umane e gli animali non umani, ma anche valorizzare l'animalità comune alle donne e agli animali. Rivendicare l'animalità significa privarla del marchio ignominioso assegnatole dal patriarcato, quello di un attributo che rinvia ad una fisicità oscura ed irrazionale da dominare e schiacciare. E significa riempirla di un senso alto, quello di un'intelligenza che si radica nel corpo e nelle sue relazioni con altri corpi, e che è base di solidarietà e di amore.